Vi racconto le menzogne sullo stragismo di destra
articolo di Walter Semeraro - il Giornale - venerdì 7 febbraio 1997



A un convegno del Polo parla il figlio del generale de Lorenzo.
Il generale Giovanni de Lorenzo negli anni '60 fu vittima di una vasta campagna denigratoria che lo accusava di essere l'ideatore del "Piano SOLO".
Ieri suo figlio ha raccontato alcuni episodi che testimoniano le montature costruite su quei fatti.

"Ci fu davvero lo stragismo di destra? No, fu solo disinformazione".

Così, in sintesi, un convegno a Roma proposto dal gruppo parlamentare del Polo e da Alleanza Nazionale, per ripristinare la verità storica di quegli anni che pesano sulla coscienza civile.
Tra le tante cose "distorte" ad arte da una ben orchestrata campagna denigratoria, ne sono state ricordate in particolare due, dal figlio di uno dei protagonisti di quel tempo che fu bersaglio di mille accuse e sospetti, il generale Giovanni De Lorenzo: lo "Scandalo Sifar" e il "Piano Solo" ovvero un golpe pensato, si disse, dal generale nei sontuosi, lussureggianti saloni del Quirinale nel '64.
C'è da chiedersi: a tanti anni di distanza e con tutta una documentazione probante, anche se ancora in parte non pubblicizzata per ragioni (poco credibili) di segreto di Stato, si può ancora insistere sul presunto golpe e definire scandalo la raccolta, da parte del Sifar, di 150 mila dossier personali, quand'oggi di "informative" ne sono raccolte oltre 250 milioni?

Nella sala del Cenacolo che s'apre sul suggestivo chiostro di palazzo Valdina in Roma, il convegno sul tema "Strategia della tensione e stragi sul filo rosso della disinformazione" ha richiamato numerosi storici, studiosi e protagonisti d'allora. Per riascoltare cose antiche, sepolte distorte nella memoria collettiva, ma che si è voluto rivisitare, almeno nelle intenzioni dei vari relatori, in una scientifica, "obiettiva" visione storica.
Un volere risentire "l'altra campana, non per cambiare la storia ma per rimetterla nella sua giusta strada", come ha detto introducendo i lavori l'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi. Un convegno pensato come corollario alla bozza di relazione (370 pagine) che il senatore Giovanni
Pellegrino, presidente della Commissione stragi, rese pubblica alla fine della passata legislatura come base di studio per un dibattito pubblico. Un contributo "non ideologico" dunque a quella relazione "incompleta perché basata solo su elementi di parte" a parere dell'on. Enzo Fragalà di An. Perché alla fine "la verità storica emerga e trionfi...".
Su che? Sulla disinformazione, è ovvio. Non a caso, il giornalista Lucio Lami, primo dei relatori, l'ha definita "punto nodale" del riesame storico.
Perché, a suo giudizio, occorre prima di tutto una "rivoluzione copernicana" del sistema informativo in Italia. Il quale, stando ai dati Unesco, "è per attendibilità al 41° posto nel mondo, prima del Gambia ma dopo la Guinea", e di conseguenza "sta uscendo dal novero degli Stati a libera stampa". Quando "degenerò il sistema informativo?". Secondo Lami, tra la metà degli anni '60 e la fine degli anni '70.
Proprio gli anni nei quali fu protagonista di vaste campagne denigratorie il generale Giovanni De Lorenzo, già capo del Sifar (servizi segreti), poi comandante generale dei carabinieri ed infine capo di stato maggiore dell'esercito. Di lui e delle vicende al suo nome legate, ha parlato come dicevamo il figlio, Alessandro De Lorenzo, anche egli militare nei servizi segreti col grado di colonnello, ed oggi consigliere comunale a Roma.
Con il dichiarato proposito di ristabilire la verità sul generale, l'oratore ha ripassato la storia dei servizi segreti, coinnestandola a quella del genitore. Sul quale indagarono la magistratura ordinaria a diversi livelli (sempre assolvendolo) e ben cinque commissioni costituite ad hoc, tra le parlamentari (Lombardi, Alessi e Pellegrino) e le ministeriali (Beolchini e Manes): quest'ultime pervenute a conclusioni squisitamente politiche, non obiettive per il colonnello Alessandro, e con ampie intenzionali lacune documentali (omissis che non si giustificano più).
Ricordate le sentenze che condannarono Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi per le falsità scritte sul conto del generale De Lorenzo, il figlio Alessandro ha rivelato due episodi che la disinformazione ha sempre passato sotto silenzio: il tentativo del ministro della Difesa dell'epoca del fatto prima per il tramite del suo consigliere Lugo e poi in prima persona, per estorcergli una lettera di dimissioni da Capo di Stato Maggiore dell'Esercito in cambio della nomina di ambasciatore (è tutto registrato e depositato nelle varie cancellerie); e il brano del famoso memoriale di Aldo Moro scritto in prigionia nel quale il leader democristiano ricordava De Lorenzo come colui che collaborò con me nel 1960 per far rientrare nei binari della normalità la situazione incandescente creatasi col Governo Tambroni.
Alessandro De Lorenzo ha riferito i due episodi portandoli come esempi della disinformazione di quegli anni e di oggi. Su di essi, l'oratore sta raccogliendo in un libro prossimo alla pubblicazione.

La pagina personale di Alessandro de Lorenzo
La pagina personale di Giovanni de Lorenzo
Convegno: SIFAR e "PIANO SOLO"
Convegno: La Guerra Fredda e il Caso de Lorenzo